<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2" -->
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>Torniamo in Piazza</title>
        <description>Torniamo in piazza: news </description>
        <link>http://www.test.it</link>
        <lastBuildDate>Sun, 14 Mar 2010 05:38:43 +0100</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.7.2</generator>
        <item>
            <title>VIOLENZA SESSUALE: ANZIANO ARRESTATO PER BOTTE E VIOLENZE</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=530</link>
            <description><![CDATA[<strong>unionesarda.it<br /> 28 11 2009</strong><br />Un pensionato, Sergio Tiengo, 66 anni, di Adria, è stato arrestato dai carabinieri per episodi di violenza nei confronti della convivente: la costringeva, tra l'altro, ad avere rapporti sessuali, anche minacciandola con un coltello. Nell'ottobre dello scorso anno la donna aveva presentato denuncia ai carabinieri, sostenendo di essere vittima di maltrattamenti da parte del compagno, il quale, in più occasioni, l'aveva picchiata procurandole delle lesioni che però, davanti ai medici, sosteneva essere dovuti ad incidenti domestici. Le indagini, sulla base anche di una seconda denuncia, hanno permesso di accertare una serie di elementi a carico dell'uomo, con possibilità di reiterazione dei reati, che hanno portato all'emissione del provvedimento di custodia cautelare in carcere. <br /> <br /> <br /> <br /> <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/156920">http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/156920</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 09:33:13 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>VIOLENTATE, MASSACRATE E LASCIATE SOLE. TUTTO E' POSSIBILE SUL CORPO DELLE DONNE</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=529</link>
            <description><![CDATA[<strong>ilmessaggero.it<br /> 28 11 2009</strong>     <br />ROMA (28 novembre) - L’Italia, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e la cronaca: ma in che mondo viviamo? Moana Pozzi ha travolto Violante Placido: “ …la sua vita, il suo esibizionismo…”. Un signorina scozzese ha strappato i testicoli del compagno a mani nude per gelosia. I dati Istat dicono che una donna su tre, in Italia, dai 16 ai 70 anni, è stata vittima di qualche tipo di violenza fisica, non solo a sfondo sessuale. Un milione di donne ha subito un tentativo di stupro. <br /> <br /> E i dati parlano chiaro: 8 casi di violenza e di molestie su 10 avvengono in casa. E nel 70% dei casi è il partner, o l’ex partner, l’autore. Una mamma massacra il suo bimbo di tre anni a coltellate, i familiari sono sbigottiti, niente lasciava intuire il delirio interno culminato con l’orrendo figlicidio. Infine, la Società italiana di Andrologia ci ricorda che circa 3 milioni di maschi italiani soffrono di disfunzione erettile: non deve rimanere un problema nascosto. Finalmente una notizia che non riguarda le donne. Invece no. Qual è l’arma vincente contro questo problema? Lo suggerisce l’Osservatorio sulla Salute della Donna con un “decalogo” per risolvere il problema. Un decalogo per le donne e il loro problema. Quale problema? La disfunzione erettile, appunto. <br /> <br /> E’ vero nessuna donna avrà mai esperienza diretta, personale insomma, della disfunzione erettile ma potrebbe avere a che fare con maschi che hanno questo disturbo. E’ bene che impari a risolverlo, aiutando il proprio partner si intende. Il decalogo e il suo innovativo indispensabile contributo? Pazienza, comprensione, amore e psicologia per convincere il proprio partner a prendere sul serio il problema senza “avvilire” la sua dimensione virile. C’era bisogno di scrivere un decalogo di questo tipo? Le donne italiane sanno come si fa, sono centinaia, migliaia di anni che lo sanno. Sia mai che l’italico maschio debba sentirsi, anche solo vagamente, messo in discussione per la sua scarsa prestazione.<br /> <br /> Un decalogo per lui e per i suoi problemi? No, non se ne parla proprio. E un decalogo per i mariti delle donne che partoriscono che li prepari a riconoscere la differenza che c’è tra una velata tristezza e un depressione psicotica? No, niente. Non se ne parla proprio. Le statistiche dicono anche che circa 1 maschio italico su 2 si diletta a pagare il piacere offerto sui marciapiedi, poco importa se femminile, omosessuale o transessuale. Si paga, si compra, si consuma. E poi si torna a casa dalla moglie, che magari ha letto pure il decalogo per la disfunzione erettile e si preoccupa, perfino. <br /> <br /> Le donne si interrogano: a quale disgraziata categoria sarebbe meglio appartenere? Quelle massacrate, stuprate, violentate anche solo psicologicamente? Quelle travolte dal piacere della trasgressione erotica che si danno agli appuntamenti al buio nelle chat o alla pornografia, dove capita, capita? Le mistiche del focolare che si accompagnano ai problematici del sesso sfoderando comprensione, amore e pazienza? Quelle che implodono nella disperazione e uccidono i loro figli? Alle soglie del terzo millennio la femmina italica si scaglia contro il velo islamico ma ancora è schiacciata dalla violenza brutale del proprio compagno o dall’innato istinto del più tenero accudimento verso di lui; sospese tra il desiderio trasgressivo di una femminilità piena e la rabbia disperata contro la propria stessa capacità di generare. <br /> <br /> Possibile che le donne in Italia altro non sono che un oggetto-soggetto sessuale e riproduttivo? Belle da concorso, sesso e carriera politica, belle da stuprare o da picchiare, belle da sposare e da cui farsi accudire, belle da amare e poi tradire, belle da spogliare o da filmare. E l’unica a strappare i testicoli del compagno con le sue proprie mani è una donna scozzese? Forse per le donne italiane è arrivato il momento di tornare a riflettere sulla propria identità territoriale, di razza, di genere e di religione. Riflettiamoci adesso, perché l’ultima notizia per le donne italiane riguarda proprio il corpo, la femminilità, la capacità di riproduzione, la sessualità e l’affettività. Riguarda un farmaco che nel resto d’Europa è assolutamente disponibile, in alcuni paesi da più di 20 anni ma da noi ne è stata bloccata la commercializzazione, dalla politica non dalla scienza. Non importa che nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Salute ha inserito la pillola abortiva Ru486 tra i farmaci essenziali, la nostra italica commissione sulla salute ha deciso che no, le nostre femmine non se la possono permettere. La registrazione di un farmaco non spetta al Parlamento ma agli organi tecnico-scientifici, però, trattandosi del corpo delle donne, se ne può fare un caso politico e di ammiccamento al Vaticano: è carne da macello quella delle donne italiane. <br /> <br /> Per concludere la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) annuncia che solo il 4% delle donne italiane denuncia i maltrattamenti a operatori sanitari e polizia, contemporaneamente ci informa che il 58% dei medici crede vi siano problemi psicologici della donna alla base dei comportamenti e delle attitudini violente dei rispettivi partner e il 68% è favorevole alla prescrizione di psicofarmaci. In breve la scienza medica vorrebbe convincerci che le donne maltrattate avrebbero problemi psicologici che costringono i poveri partner a maltrattarle e, sempre le donne maltrattate, dovrebbe essere curate con psicofarmaci. E ancora qualcuno si domanda perché le donne italiane non denunciano i maltrattamenti? Si chiama “istinto di sopravvivenza”, dopo aver preso le botte le donne potrebbero preferire non ricevere anche una diagnosi psicopatologica e qualche scatola di psico-pillole. Perché sommare violenza e indifferenza ad altra violenza e indifferenza? <br /> <br /> La buona notizia è che, almeno per quest’anno, il “festeggiamento” all’italiana della giornata mondiale contro la violenza sulle donne è terminato. Non ci resta che aspettare l’8 marzo per altri tributi allegorici e inutili. Se ci arriviamo vive. <br /> <br /> Luana De Vita, psicologa e psicoterapeuta <br /> <br /> Link sigo comunicato: <a href="http://www.sigo.it/Articoli.asp?Tipo=ComunicatoStampa&ID=406">http://www.sigo.it/Articoli.asp?Tipo=ComunicatoStampa&ID=406</a><br />  <br /> <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=82173&sez=HOME_INITALIA">http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=82173&sez=HOME_INITALIA</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 09:27:05 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>IMMIGRATI/POLVERINI: NO A PROPOSTA CASSA INTEGRAZIONE LIMITATA</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=528</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>unita.it<br /> 28 11 2009</strong><br /> Roma, 28 nov. (Apcom) - I lavoratori immigrati che riscuotono la Cassa integrazione "devono essere considerati esattamente come i lavoratori italiani" anche perché il ministro dell'Economia Giulio Tremonti "ha detto che le risorse per gli ammortizzatori sociali si troveranno sempre". E' quanto afferma il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, in un'intervista alla 'Stampa', respingendo così la proposta del deputato Maurizio Fugatti della Lega che ha chiesto che la Cig ai lavoratori extracomunitari sia limitata a un periodo di sei mesi. Questi lavoratori, insiste Polverini, "non sono diversi" e "non hanno niente a che fare con quella parte piccola, che pure c'è, di immigrazione che crea problemi di sicurezza". <br /> <br /> <br /> <a href="http://www.unita.it/notizie_flash/67349/immigrati_polverini_no_a_proposta_cassa_integrazione_limitata">http://www.unita.it/notizie_flash/67349/immigrati_polverini_no_a_proposta_cassa_integrazione_limitata</a></p>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:51:38 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>E SE L'OMOFOBIA FOSSE UNA MALATTIA SOCIALE?</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=527</link>
            <description><![CDATA[<strong>ffwebmagazine.it<br /> 28 11 2009</strong> <br /> Non sembrano casuali i recenti successi dei film Broderskab, Eyes Wide Open e Ander ai Festival di Roma e al MedFilm: i premi vinti, il consenso della critica e il grande impatto emotivo sul pubblico inducono a riflettere sul significato di tali vittorie e sulle relazioni che intercorrono tra i film e l’epoca che li ha visti nascere. Ciò che accomuna queste pellicole, molto diverse per stile e linguaggio, è l’omofobia, nucleo tematico analizzato con audacia a partire da premesse sincere, necessarie. L’eterogeneità dei contesti in cui le opere sono state concepite, prodotte e realizzate – rispettivamente in Danimarca, Israele e Spagna – è indice della trasversalità di un atteggiamento tanto minoritario quanto drammaticamente comune; anche la collocazione delle storie in ambienti e culture diametralmente opposti, come il quartiere ebraico ortodosso di Mea Shearim, la realtà agreste della campagna basca o il movimento neonazista della provincia danese, mette in evidenza la capillarità di una piaga sociale non ancora rimarginata ma sempre più sanguinante. <br /> <br /> Mettendo da parte i valori formali ed estetici delle pellicole menzionate, rimangono alcuni interrogativi sulle consacrazioni, nei due eventi cinematografici più importanti dell’autunno capitolino, di tre film dai contenuti pressoché identici. Evidentemente i temi affrontati toccano le corde più sensibili e i nervi scoperti di un pubblico che vorrebbe vivere in una società diversa, emancipata dall’odio e dai pregiudizi nei confronti della diversità; un pubblico che crede ancora nel cinema quale strumento efficace di diffusione e consolidamento di importanti valori etici e civili. <br /> <br /> Le statistiche e i dati relativi ai reati omofobici parlano di un costante aumento della violenza, ma alle aggressioni fisiche si aggiungono con altrettanta durezza quelle di natura verbale e psicologica: atti vandalici, bullismo, mobbing sul lavoro ed estorsioni di vario genere sono soltanto alcuni esempi di intolleranza e dichiarato razzismo in un paese, come il nostro, che stenta a tenere il passo della modernità e a inserirsi degnamente nel quadro civile e sociale della nuova Europa. Ma l’impegno nel combattere la discriminazione, i pregiudizi e la violenza è questione che riguarda il riconoscimento dei diritti fondamentali di ciascun individuo: si tratta di tutelare la dignità personale, di rispettare il singolo e la sua identità. <br /> <br /> Per queste ragioni, ci sembra inconcepibile considerare la lotta all’omofobia come vessillo ideologico di un partito o di uno schieramento; è l’intera classe politica a dover fare i conti con una questione mai così attuale come oggi. A fronte del “no” della Camera alla proposta legislativa contro i reati a sfondo omofobico, che di fatto ribadisce l’uguaglianza dei cittadini di diverso orientamento sessuale di fronte alla legge, il nostro governo ha risposto con un’operazione mediatica senza precedenti, consapevole di dover contrastare questa piaga sociale utilizzando gli stessi strumenti che hanno reso l’odio per la diversità un fenomeno tipicamente contemporaneo: manifesti, opuscoli, messaggi e uno spot trasmesso dalle televisioni e via web: “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso” sono state le armi di difesa attraverso le quali il ministero per le Pari Opportunità ha sposato la causa di questa minoranza, investendo circa due milioni di euro per il piano di comunicazione istituzionale. <br /> <br /> Questa iniziativa mette decisamente in discussione, o quanto meno problematizza, il vecchio binomio sinistra-questioni sociali, dimostrando la vacuità di questo assunto pregiudiziale, che non tiene conto delle evoluzioni di una destra democratica, moderna ed europeista fondata sul laicismo e sul rispetto per l’alterità: una destra che non legge l’omosessualità come sinonimo di malattia, peccato o perversione; una destra distante da quei poteri forti che giudicano la diversità un male da cui si può guarire. <br /> <br /> di Nicola Cordone<br /> <br /> <br /> <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=3091&Cat=1&I=immagini/Foto%20O-Q/omofobia3_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Attualit%C3%A0&Codi_Cate_Arti=24&Page=1">http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=3091&Cat=1&I=immagini/Foto%20O-Q/omofobia3_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Attualit%C3%A0&Codi_Cate_Arti=24&Page=1</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:49:20 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>MEI 2009, E' IL GIORNO DI &quot;MUSICA CONTRO L'OMOFOBIA&quot;</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=526</link>
            <description><![CDATA[<strong>notiziegay.it<br /> 28 11 2009<br /> </strong>Sarà il ministro della Gioventù, Giorgai Meloni a dare il via questa mattina a Faenza alla 13esima edizione del Mei (Meeting della discografia indipendente).<br /> <br /> Tra gli eventi clou, che vedranno la città al confine tra l'Emilia e la Romagna accendersi di note durante tutte le 24 ore di oggi, notte compresa, c'è grande attesa per "Musica contro l’omofobia” con inizio previsto alle ore 21,30 presso il tendone D dello spazio fieristico destinato alla manifestazione musicale ideata e condotta dal cantautore e showman Ciri Ceccarini, direttore artistico dell’iniziativa, unica manifestazione all'interno del Mei ad aver ottenuto un patrocinio governativo a parte, quello del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna che ha manifestato tutto il proprio apprezzamento per l'iniziativa.<br /> Questi saranno gli artisti-ospiti confermati cheanimeranno lo spazio gayfriendly del Mei.<br /> Si andrà dalla rapper Posi, già sodale di J Ax degli Articolo 31 e animatrice delle spassose trasmissioni di Piero Chiambretti. Si arriverà, dunque, al trasformista romano Emilio Rez, anch’egli vittima di una recente aggressione omofoba, fino alla cantante pugliese Valeria Vaglio, autrice nella scorsa edizione di San Remo Giovani, di un delicato brano sull’amore saffico.Gli altri artisti che hanno garantito la loro presenza sono: Alessio Caraturo, Mariapia e i SuperZoo, Luca De Paoli, Kody,Serpenti,la poetessa Maura Chiulli.Ciri Ceccarini sarà affiancato nella conduzione della serata dall’ex deputato e presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini.<br /> L'associazione GayLib (gay di centrodestra) sarà a Faenza, rappresentata dal presidente Enrico Oliari e numerosi membri del consiglio nazionale, come segnale di condivisione profonda e convinto sostegno all'iniziativa.<br /> <br /> <br /> <br /> <a href="http://notiziegayit.blogspot.com/2009/11/mei-2009-e-il-giorno-di-musica-contro.html ">http://notiziegayit.blogspot.com/2009/11/mei-2009-e-il-giorno-di-musica-contro.html </a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:46:52 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>UNIONI CIVILI E ADOZIONI GAY: NE PARLA IL PARLMANENTO CUBANO</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=525</link>
            <description><![CDATA[<strong>gay.it<br /> 27 11 2009</strong><br /> Mariela Castro, figlia di Raul e nipote di Fidel, ha fatto sapere che il parlamento dell'Isola studierà la possibilità di approvare unioni gay e adozioni, con il benestare del presidente.  <br />  <br /> La nipote di Fidel Castro e figlia dell'attuale presidente cubano Raul, Mariela Castro Espin che dirige il Centro cubano di educazione sessuale (Cenesex) ed ha da molto tempo manifestato la sua vicinanza alla comunità lgbt, ha dichiarato che il parlamento cubano studierà la possibilità di legalizzare le unioni civili tra persone dello stesso sesso e di legittimare le adozioni per coppie gay e lesbiche. Il Cenesex chiede che venga introdotto un nuovo testo "per legittimare i diritti degli omosessuali", ha detto la nipote di Fidel in un intervento all'Avana sulla prevenzione nella lotta contro l'Aids. Mariela Castro, 47 anni, ha inoltre assicurato che questa sua iniziativa ha l'appoggio di suo padre.<br /> <br /> Ricordiamo che è all'impegno di Mirela e del suo Cenesex che si devono i notevoli progressi nella politica ocntro l'omofobia fatti dalla piccola isola caraibica negli ultimi anni. La prima operazione esclusivamente cubana per il cambio di sesso risale al 1988 e sono 19 adesso le trans in attesa di poter subire l'intervento per la riassegnazione del sesso, mentre il 14 giugno dello scorso anno si è svolto il Gay Pride sulla spiaggia con il finanziamento del governo e ogni anno a maggio si celebra la giornata nazionale contro l'omofobia. Sono progressi non indifferenti per uno stato in cui, negli anni '60 e '70 gli omosessuali venivano inviati nei cosiddetti "campi di riabilitazione".<br />  <br /> <br /> <a href="http://www.gay.it/channel/attualita/27603/Unioni-civili-e-adozioni-gay-ne-parla-il-parlamento-cubano.html">http://www.gay.it/channel/attualita/27603/Unioni-civili-e-adozioni-gay-ne-parla-il-parlamento-cubano.html</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:44:05 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ESCORT SAUVAGE: STUDENTESSE PRECARIE IN SOLIDARIETA' CON LE SEX WORKERS</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=524</link>
            <description><![CDATA[<strong>femminismo-a-sud.noblogs.org<br /> 28 11 2009</strong><br /> Oggi una bella azione delle sorelle romane. <br /> <br /> ESCORT SAUVAGE! ...Non c'è casa più chiusa di Palazzo Grazioli<br /> <br /> La giornata mondiale contro la violenza sulle donne in Italia cade nel pieno del secondo scandalo di "sesso e potere" dell'anno. Dopo le escort di Berlusconi arrivano le trans di Marrazzo. E le imbarazzanti rivelazioni sui meccanismi di reclutamento delle donne interni alla PDL e per le cariche elettive e di governo lasciano il posto all'ennesimo mistero italiano, l'omicidio di Brenda, in cui potere politico, criminalità organizzata e carabinieri si sovrappongono e confondono in un quadro inquietante. Ma non sono serviti gli scandali e le rivelazioni sulle abitudini, i gusti e la propensione al sesso a pagamento di alcuni suoi eminenti rappresentanti a costringere la classe politica italiana ad abbandonare le ipocrisie e a fare i conti con la realtà. <br /> <br /> Mentre l'opposizione, bacchettona e morbosa, inorridisce di fronte alle frequentazioni tanto di Berlusconi che di Marrazzo e lancia la crociata anti-Berlusconi parallelamente alle purghe interne, abbiamo una maggioranza di governo che fa passare con la solita scusa della sicurezza la legge Carfagna contro la prostituzione, il cui leader  Berlusconi rivendica per sé il diritto alla privacy. <br /> <br /> La libertà  è di tutti e non solo delle alte cariche dello stato: se Palazzo Grazioli è zona franca, allora entriamo noi! La legge Carfagna, anticipata dalle ordinanza dei sindaci, vuole apparentemente essere un intervento punitivo contro lo sfruttamento della prostituzione, ma in realtà, invece che punire gli sfruttatori, colpisce solo le prostitute di strada e i loro clienti con l'arresto, additandole tra i nemici pubblici numero uno. Lungi dal contrastare la tratta delle migranti spesso minorenni, costringe le prostitute a ritornare alle case chiuse  bandite dalla leegge Merlin del 1958  luoghi di ghettizzazione, sfruttaamento e violenza fuori da qualsiasi visibilità e controllo. <br /> <br /> Molto più utile sarebbe abolire lo status di clandestinità, condizione sine qua non dello sfruttamento sessuale e non delle e dei migranti. Tutto questo accade mentre le statistiche parlano di una fetta sempre più ampia della popolazione maschile che ricorre al sesso a pagamento. In più il caso D'Addario ha reso esplicito che la prostituzione non è fatta soltanto di sfruttamento e costrizione ma può essere una libera scelta per quanto per alcuni difficile da comprendere. Nel momento in cui le prostitute e i loro clienti hanno avuto tale e tanto "autorevole" visibilità ci saremmo aspettate maggior rispetto per delle lavoratrici e maggior onestà  nell'ammettere che non si può punire e condannare pubblicamente ciò di cui si gode nel privato delle proprie case. <br /> <br /> Infine, apprendiamo con indignazione che ieri la commissione salute del Senato ha votato un documento che pone il veto alla commercializzazione della RU486, la pillola abortiva al centro del più ampio dibattito sulla libertà di scelta. Le inquietanti motivazioni di tale voto sono l'ennesima testimonianza di come ad avere la giusta rilevanza non sia il tema della tutela della salute fisica e psicologica e della libertà delle donne ma, al contrario, la necessità di costruire sempre più capillari e intrusive pratiche di controllo sui nostri corpi. <br /> <br /> No al reato di clandestinità No alle case chiuse No alla segregazione e allo sfruttamento Per il diritto di scegliere della propria vita e sul proprio corpo Verità per Brenda Libertà, diritti e dignità per tutt@<br /> <br /> <br /> <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/escort-sauvage-studentesse-e-precarie-in-solidariet-con-le-sex-workers">http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/escort-sauvage-studentesse-e-precarie-in-solidariet-con-le-sex-workers</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:37:57 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>FAI SESSO E NON TI PIACE? L'IMPORTANTE E' CHE PIACCIA A LUI</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=523</link>
            <description><![CDATA[<strong>femminismo-a-sud.noblogd.org<br /> 28 11 2009</strong><br /> Dibattito aperto su un post che parla della sessualità - in versione androcentrica - secondo il pensiero degli andrologi. <br /> <br /> Effe, si sente chiamata in causa (segnaliamo il sito che pone l'attenzione ad una questione sacrosanta a proposito del diritto all'epidurale). Dice:  <br /> <br /> Di noi - donne - e della nostra sessualità non interessa a nessuno.<br /> Nel "pensiero comune" la sessualità è strettamente legata alla riproduzione, mica al divertimento. Se ai maschietti non tira, i figli non si possono fare e questo è GRAVISSIMO! Oibò, senza l'alzabandiera le pecorelle del Signore non si possono moltiplicare, non lo sapevi? Ma se una donna non gode, se prova dolore nel rapporto, se non si diverte scopando, resta comunque fertile, quindi, chissenefrega! <br /> <br /> Riporto una risposta che avevo dato tempo fa in altri blog:<br /> <br /> <br /> Durante il parto ho subito un'episiotomia (taglio del perineo) di 40 punti che mi ha causato dei problemi che mi porto dietro ancora oggi, dopo un anno e mezzo. Non riuscendo a risolvere il problema del dolore in maniera naturale (con massaggi, oli, creme, lubrificanti, ginnastica e quant'altro) ho iniziato a fare una ricerca su internet per quel che riguarda la vaginoplastica. Cosa ne è venuto fuori? Che la maggiorparte degli interventi di chirurgia plastica non sono indirizzati al miglioramento della vita della donna, ma bensì nel miglioramento della donna nei confronti dell'uomo.<br /> <br /> <br /> Di interventi per rifarsi le tette ce ne sono una marea, però non c'è una ragione funzionale per fare una mastoplastica: se hai il seno piccolo o il seno cascante, puoi comunque allattare (il seno a mio avviso ha esclusivamente questa ragione di esistere). E solamente per apparire appetibile agli occhi degli uomini che si fanno questo genere di interventi.<br /> <br /> <br /> Ma con un'episiotomia ricucita male, per ben che vada, non riesci ad avere rapporti, hai problemi nel camminare e nel sederti. E perché non si parla di soluzioni chirurgiche che potrebbero aiutare tantissime donne a risolvere questi problemi? Semplicemente perché un problema funzionale femminile non intacca la sessualità maschile. La sessualità femminile non interessa a NESSUNO. <br /> <br /> Se sono frigida o se sento male durante i rapporti, sono lo stesso fruibile da un uomo. Poco importa se non sento nulla o se sento dolore, sono lo stesso un buco penetrabile e un utero da riempire, mentre se ho le tette piccole o un seno mancante, potrei risultare poco piacevole agli occhi di un uomo e questo intaccherebbe la SUA sessualità.<br /> <br /> <br /> Vi sembrerà assurdo, ma quando ho fatto una visita da un chirurgo per fare la plastica al perineo, il dottore si è dimostrato più dispiaciuto per la mancata sessualità del mio compagno (che potrebbe al limite trovarsi un'amante!) che per il danno permanente che ho subito io!<br /> Alla fine, il chirurgo si è rifiutato di operarmi, dicendo che il mio era solamente un problema psicologico! Ma il problema psicologico io non ce l'ho! Sono sei mesi che mi faccio seguire da una psicologa, nonchè sessuologa, e nonostante il trauma del parto, non ho assolutamente nessun blocco nei confronti degli uomini. Semplicemente fa male perchè sono stata ricucita male.<br /> <br /> <br /> Ma non finisce qui, perchè il bravo dottorino ha raggiunto il massimo della stronzaggine quando mi ha prescritto una crema anestetica da usare prima dei rapporti. Più o meno come se avessimo il mal di denti e, invece di curarli, ci mettessimo l'anestetico in bocca per non sentire male mentre mangiamo. Si, non si sente male, ma non si sente neanche il piacere, il gusto... <br /> <br /> Risposta del dottorino? Un velato "Ma almeno così riesce a fare qualcosa." (come a dire "Perchè così si diverte almeno tuo marito, egoista frigida rompicoglioni!!"). Non contento della mia faccina sconcertata, ha aggiunto "Ma ha preso in considerazione la possibilità di avere dei rapporti anali?"<br /> <br /> <br /> Ma come?! Io vengo a chiederti aiuto perchè mi fa male quando faccio l'amore e l'unico consiglio che mi sai dare, è di prenderlo in culo???!!!!<br /> <br /> <br /> <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/se-fai-sesso-non-ti-piace-l-importante-che-piaccia-a-lui">http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/se-fai-sesso-non-ti-piace-l-importante-che-piaccia-a-lui</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:35:37 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>BURKINI E DELITTO D'ONORE</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=522</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>womenews.net<br /> 27 11 2009</strong><br /> Il 18 agosto 2009 in una piscina di Verona una donna mussulmana si tuffa in burkini, cioè con pantalone fino alla caviglia, tunica lunga e cappuccio a coprire testa collo e spalle. Le reazioni sono scontate: curiosità, perplessità, intervento del direttore dell’impianto che chiede alla donna la composizione del tessuto del «burkini» per verificare se può essere usato in una piscina pubblica e, dopo alcuni giorni, ecco il divieto dell’uso del Bukini o la multa di 500 euro da parte del sindaco di Varallo Sesia, in Piemonte.<br /> <br /> Ad agosto sembra solo un argomento, tra i tanti circa l’immigrazione, da ombrellone. Certo, il burkini potrebbe diventare semplicemente una moda, l’aumento delle vendite a livello mondiale lo testimonierebbe, o anche uno strumento di seduzione efficace in tempi di corpi sovresposti, oltre a restare fonte di polemica politica infruttuosa tra destra e sinistra.<br /> <br /> Il disagio però è persistente e inquietante: a Verona questa donna, sospettata anche di essere una provocatrice/attrice, ha recitato un categorico duplice divieto: quello della cultura islamica, non spogliarsi, quello della attuale (penso alle foto di mia nonna in spiaggia!) nostra cultura, non bagnarsi vestita. La sua, se è commedia, è voglia di comunicare e ritorna in mente nella tragedia di settembre, quando un’altra donna di origine islamica, Sanaa, migrante di seconda generazione, muore, consapevole di aver proposto, senza possibilità di mediazione, la violazione di un altro divieto: la convivenza con un giovane italiano, senza consenso della famiglia e della sua comunità, senza matrimonio.<br /> <br /> Tra il divieto della nudità e il libero amore con un miscredente c’è distanza, almeno nelle conseguenze. Al centro però c’è sempre un corpo di donna che si impone e dà scandalo, che deve essere controllato, coperto, negato, eliminato. Intorno non c’è solidarietà, solo conflitto tra ciò che si ha alle spalle e ciò a cui si aspira. Ci sono anche, sempre, donne islamiche complici della loro cancellazione, che accettano in silenzio, o che prendono parola, soprattutto rivendicando una loro originaria identità cultural/ religiosa in paesi di immigrazione e donne occidentali emancipate, libere(!) che le sostengono o consapevoli dei loro burkini segreti o desiderose di non sentirsi razziste.<br /> <br /> Questo scandalo mette in moto una scontata, in alcuni casi generosa e sapiente sequela di pareri, riflessioni, inchieste, articoli sulle cause profonde o immediate: la religione islamica e il ruolo attribuito alla donna; la violenza di genere eterna e uguale in qualsiasi luogo contro la donna libera, il razzismo politico/partitico, di destra, di sinistra.<br /> <br /> Sappiamo tutto o quasi sulle cause, poco sulle soluzioni, rese urgenti dalle rapide dinamiche della globalizzazione. Aspettiamo risposte dai partiti, dalla politica corrente che non è mai riuscita, se non con lentissimi e totalizzanti movimenti, ad intervenire in modo adeguato nei conflitti di genere, che non ha mai considerato le pratiche e le elaborazioni teoriche delle donne.<br /> <br /> Partire da sé per capire e trovare soluzioni: autocoscienza. Una pratica del femminismo anni ’70 può essere utile a livello individuale e collettivo. Richiede tempi lunghi, quelli delle rivoluzioni profonde e permanenti. Consideriamo qualche momento importante della storia delle donne nella nostra storia del ‘900.<br /> <br /> Nel 1966 si celebrò il processo di Franca Viola, figlia di una coppia di coltivatori diretti che era stata rapita, violentata e quindi segregata per otto giorni da Filippo Melodia, spasimante mafioso respinto. Secondo la morale del tempo, rapita e stuprata per otto giorni, liberata avrebbe dovuto sposare il rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. Questa morale era sostenuta dalla legislazione italiana che, all’articolo 544 del codice penale, ammetteva il matrimonio riparatore, considerando la violenza sessuale come un oltraggio alla morale e non alla persona.<br /> <br /> Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere La famiglia Viola, che aveva contravvenuto alle regole di vita locale, fu soggetta ad intimidazioni: il padre venne minacciato di morte, la sua vigna fu rasa al suolo. Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari.<br /> <br /> Franca Viola divenne, in Italia e in Sicilia, un simbolo di libertà e dignità per tutti ma l’articolo 544 del codice penale fu abrogato, 15 anni dopo, dall’articolo 1 della legge 442, emanata il 5 agosto 1981, che elimina la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio. Franca aveva l’età di Sanaa. Come ha potuto mettere in moto, per prima, questo processo di liberazione personale e di democratizzazione della società italiana tutta?<br /> <br /> Non illudiamoci, non è preistoria e chi scrive, e forse chi legge, ha seguito il processo. Sapevamo che sola avrebbe fatto la fine di Sanaa, o avrebbe accettato l’esecrazione come tante ragazze islamiche che oggi rifiutano burka, burkini, infibulazione ed altro, se non ci fosse stata una lenta e sotterranea corrente culturale che cominciava a collegare alla dignità della donna quella di una intera famiglia e di una nazione tutta.<br /> <br /> Alcuni uomini avevano ascoltato, capito, a cominciare dal padre, un semplice coltivatore diretto, per finire con alcuni giudici, una parte della stampa….La legge arrivò più tardi, quando il nuovo finalmente emerse con chiarezza.<br /> <br /> Oggi nell’incontro di culture diverse le relazioni tra immigrati, donne e uomini, quelle di noi italiani con loro, sono improntate ad incapacità di ascolto, a presunzione di risoluzioni rapide, segnate dal rifiuto o dall’accettazione incondizionata o dalla legge a colpi di maggiaranza. C’è poi la vita quotidiana che stenta a trovare un nuovo equilibrio, mancando: adeguata formazione dei giovani, modelli di riferimento, accettazione del diverso, conoscenza delle regole della convivenza civile, rispetto delle reciproche civili abitudini dell’ospitalità.<br /> <br /> <br /> di Ines Valanzuolo ? <br /> <br /> <a href="http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article5325">http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article5325</a></p>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:31:12 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>NO ALLA LEGGE CARFAGNA</title>
            <link>http://www.torniamoinpiazza.it/mostranews.php?id=521</link>
            <description><![CDATA[<strong>repubblica.it<br />27 10 09</strong><br />"No alla legge Carfagna"<br />Blitz con rossetto a palazzo Grazioli<br />Studentesse, precarie e migranti con rossetto e ombrelli rossi alla mano per protestare contro il ddl Carfagna. Lo slogan: "Rosso è il colore delle escort". Domani corteo a Roma in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne<br />di Katia Ancona<br />Sessanta studentesse e precarie stanno manifestando a Roma davanti a Palazzo Grazioli contro il ddl Carfagna. "Non c'è casa più chiusa di questa. No alla legge Carfagna", questo lo striscione esposto davanti l'entrata di Palazzo Grazioli. Le manifestanti sono armate di ombrelli rossi e hanno il rossetto rosso. "Rosso è il colore delle escort", urlano. Al centro delle proteste delle donne il provvedimento introdotto dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che vieta la prostituzione in luogo pubblico e che prevede, quindi, sanzioni fino all'arresto per i trasgressori, lavoratrici o clienti che siano.<br /><br />"Vergogna, vergogna, vergogna". E' uno dei tanti slogan gridati dalle manifestanti che fanno sentire la loro voce contro lo stop alla commercializzazione della pillola abortiva RU486 e chiedono, tra l'altro, "verità per Brenda" la trans coinvolta nello scandalo Marrazzo e morta in circostanze ancora da chiarire. Un gruppo di poliziotti ha disperso le manifestanti e ci sono stati anche momenti di tensione. Nell'area il traffico è rallentato e la polizia presidia palazzo Grazioli, ma il presidio è stato disperso.<br /><br />E' una ribellione e anche una richiesta di aiuto contro la violenza maschile di cui sono state vittime nel corso della loro vita oltre 6 milioni di figlie, madri, sorelle in Italia. Le donne torneranno in piazza domani a Roma, per una manifestazione nazionale, autorganizzata, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. In piazza anche le lavoratrici e i lavoratori di Eutelia, in lotta per la difesa del posto di lavoro. A loro sostegno, lungo il percorso del corteo, sono previsti i banchetti delle "Arance Metalmeccaniche", promossi da Prc; il ricavato della vendita di sacchetti di arance biologiche, finanzierà la cassa di resistenza di quei lavoratori che da luglio non ricevono lo stipendio.<br /><br />Ha dato l'adesione alla manifestazione anche la scrittrice Dacia Maraini. La manifestazione - promossa dalle reti femministe e lesbiche - vuole essere un momento di coesione e di riflessione per ribadire la libertà di scelta sessuale e di identità di genere, per chiedere una informazione libera e non sessista. Si affermerà il rifiuto di ogni forma di discriminazione e razzismo, la necessità di una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse.<br /><br />Il corteo partirà alle 14 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza San Giovanni, dove verranno proiettate interviste e dati sulla violenza contro le donne, le lesbiche, le transessuali, sulle mutilazioni genitali femminili, a cura di Donna Tv.<br /><br />Fra le adesioni, numerose associazioni femministe, tra cui Affi e Udi, le donne del partito dei Carc e il Forum delle donne del Prc. "La violenza patriarcale e la violenza di sistema - affermano le donne comuniste - sono le due facce di una stessa medaglia, che colpendo i corpi e le vite delle donne sferra poi l'attacco contro tutte le differenze".<br />(27 novembre 2009)<br /><br /><a href="repubblica.it 27 10 09 " alla="alla" è="è" c'è="c'è" è="è" vergogna,="vergogna," per="per" Metalmeccaniche",="Metalmeccaniche"," violenza="violenza" target="_blank">http://roma.repubblica.it/dettaglio/no-alla-legge-carfagna-blitz-con-rossetto-a-palazzo-grazioli/1790939</a>]]></description>
            <category>News</category>
            <pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:18:22 +0100</pubDate>
        </item>
    </channel>
</rss>
