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Gruppo Donne Presidio No Dal Molin



AFFI Casa Internazionale delle Donne Roma

BASTA ! 
E’ la parola guida scelta per caratterizzare la manifestazione contro la violenza  che si terrà a Roma  sabato 28 novembre  ore 14,00 Piazza della Repubblica BASTA!
Su questa parola sono state concordi tutte le donne e le associazioni che hanno preso parte agli incontri  preparatori del mese di novembre alla  Casa Internazionale delle donne
BASTA! Stupri e femminicidi
ALLA VIOLENZA MASCHILE DENTRO E FUORI CASASUL LAVORO A SCUOLANEGLI OSPEDALIBASTA!AL SESSISMO, ALL’OMOFOBIA , ALLA TRANSFOBIABASTA! ALLE GUERRE, ALLA DEVASTAZIONE DELL’AMBIENTE
BASTA!
AI  FONDAMENTALISMI  D’OGNI TIPO
BASTA!
AL PATRIARCATO E ALLE SUE NORME FUNESTE CHE TRAVOLGONO E MORTIFICANO L’ESSENZA STESSA DELLA VITA

BASTA ! BASTA! BASTA ! 
Discriminazioni    sessismo   omofobia   mutilazioni genitali    femminicidiofondamentalismi   patriarcato  clericalismo   militarismo   razzismo   fascismidiscriminazioni di genere  molestie e discriminazioni sul lavoro  differenze nelle retribuzionileggi ad  personam   attacchi alla giustizia   attacchi alla  Costituzioneprivilegi politici    immunità  indecenti    mafiosi in parlamentoguerre  bombe intelligenti  democrazie esportate  servitu’ militariinquinamento   ambientale   eco balle  sfruttamento del territorio vendita dell’acquaenergia  nucleare  e  scorie  nucleari  ponti  sullo  strettosmantellamento della ricerca  e disoccupazione di massaReligioni  di  stato  e Crocifissi nei luoghi pubblici Respingimenti assassinialimentazione forzata  battaglie  contro  la  ru486  battaglie  contro  l’autodeterminazionebattaglie  contro  la  libertà  sessuale morti per fame e povertà e morti nelle carceri.



La Commissione Donne del partito dei CARC

La Commissione Donne del partito dei CARC aderisce e partecipa alla manifestazione del 28 novembre a Roma conto la violenza sulle donne lanciata dal comitato promotore Torniamo in piazza.

La mobilitazione e la lotta contro la violenza sulle donne e per la loro emancipazione è legata alla lotta contro lo smantellamento della scuola pubblica, contro i licenziamenti e le discriminazioni sul lavoro, contro la devastazione ambientale, contro la guerra, contro l’oscurantismo del Vaticano, contro l’omotransfobia, il razzismo e il fascismo che la banda Berlusconi e i suoi lacché stanno fomentando.

I nostri nemici sono il Vaticano, i padroni e i loro governi: sono loro i responsabili di tutto il sudiciume di questa società, delle difficoltà che soffocano migliaia di donne, uomini, anziani e bambini, sono loro e il loro ordinamento sociale che costringono le masse popolari soprattutto quelle femminili alla miseria e allo sfruttamento, alla precarietà e all’abbrutimento, solo loro che fomentano e alimentano violenza, razzismo e sessismo.

La violenza sulle donne non è frutto del caso né della natura bestiale ed egoista degli uomini! E’ l’effetto del programma di miseria, devastazione e guerra della borghesia, dell’emarginazione e del degrado in cui l’ordinamento borghese getta e costringe un numero crescente di persone, della sistematica opera di divisione e contrapposizione tra lavoratori e masse (uomini e donne, omosessuali ed eterosessuali, italiani e immigrati, lavoratori pubblici e privati…) condotta dalla borghesia, della cultura di sopraffazione, di affermazione di sé contro e a scapito degli altri alimentata dalle forze borghesi.

Uniamoci in un fronte comune di lotta

- contro i responsabili di quello che rende dura, misera e difficile la nostra vita per difendere le conquiste di civiltà e benessere nostre e di tutte le masse popolari;

- per costruire un governo di blocco popolare, promosso e gestito dalle organizzazione operaie e popolari che faccia fronte agli effetti più devastanti della crisi, per fermare la deriva autoritaria e antipopolare e stroncare sul nascere le prove di fascismo che i gruppi più reazionari della classe dominante stanno facendo. Solo su questa base è possibile creare le premesse della convivenza civile, dell’ordine pubblico, della sicurezza delle masse popolari;

- per costruire un “altro mondo possibile”: un mondo in cui ci sia un posto dignitoso per ogni uomo, donna, anziano e bambino delle masse popolari; un mondo in cui le donne possano scegliere liberamente e serenamente quando diventare madri perché libere dalla necessità; un mondo in cui casa, cibo, vestiti, istruzione, assistenza sanitaria, cinema, teatro, vacanze, ecc., siano un diritto di tutti i membri delle masse popolari, non qualcosa che chi ha i soldi può acquistare e chi non ce li ha si arrangia; un mondo in cui la nascita, la cura e la formazione dei figli siano un compito dell’intera società; un mondo in cui tutto quello che la scienza e la conoscenza umana produce e ha prodotto sia messo a disposizione del nostro presente e del nostro futuro, dei nostri figli. In un mondo così, in un mondo socialista, la discriminazione e la violenza sulle donne diventeranno via via il ricordo sempre più sbiadito di un’epoca passata di arretratezza e barbarie!

Perché  la giornata internazionale contro la violenza sulle donne non è un giorno di commemorazione di tutte le morti per violenza come la borghesia vorrebbe per poi tenerci lontani dal “ricordo” durante tutto l’anno; per molte donne organizzate e non, questa giornata come anche altre iniziative sparse sul territorio nazionale riempie di prospettive questa società: questa giornata è una giornata di mobilitazione di milioni di donne che in tutto il mondo con la loro determinazione e coraggio lottano per costruire un futuro migliore.

È con questo spirito che aderiamo e partecipiamo alla manifestazione nazionale del 28 novembre: uniamo la nostra lotta a quella delle donne di tutto il mondo e promuoviamo e costruiamo la Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà nel 2011 in Venezuela: la violenza, lo sfruttamento, l’oppressione non hanno confini né nazione! 

Per la rinascita del movimento internazionale delle donne!

Per la liberazione della donna!

Per una società  liberata dallo sfruttamento e dall’oppressione!

Il futuro è nelle nostre mani



UDI MONTEVERDE e UDI ROMANA \"la goccia\"

Ci riconosciamo in questa manifestazione per tutta la nostra storia, avendo anche percorso, per un anno (dal 25 Novembre 2008 al 25 Novembre 2009) tutta l’Italia con la “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne” partendo da un luogo simbolo, Niscemi, (dove fu uccisa Lorena) e arrivando a Brescia (dove fu uccisa Hiina). Noi di UDI Monteverde ci saremo.


L'Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista (Milano)

L'Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista

aderisce alla Manifestazione Nazionale del 28 novembre 2009 a Roma
organizzata in occasione della
Giornata Mondiale contro la Violenza maschile sulle Donne
in quanto ritiene che ogni luogo, ogni momento, ogni pensiero, ogni azione
della nostra vita debbano essere impegnati per combattere per il rispetto dei diritti e sostenere la lotta alla violenza sulle donne. Alla Violenza maschile sulle Donne!
Con tutti i nostri mezzi.

Noi lo facciamo lavorando sulle radici culturali della violenza sulle donne in comunicazione e, in particolare, nella comunicazione pubblicitaria.
Lo facciamo tenendo seminari di lettura e interpretazione delle immagini pubblicitarie per consentire a tutti e a tutte di avere chiaro il quadro terribile che spesso si nasconde in campagne pubblicitarie apparentemente innocue e cercando di educare le giovani generazioni di ragazze e ragazzi ad un futuro responsabile e consapevole, ad una vita da cittadini attivi e critici.
Lo facciamo con campagne di consumo critico, invitando i nostri aderenti, firmatari e soci a non acquistare prodotti che facciamo ricorso a pubblicità violente e sessiste.
Ico Gasparri


Federazione Donne Evangeliche in Italia

La Federazione Donne Evangeliche in Italia aderisce alla manifestazione di 28 novembre a Roma contro ogni forma di violenza sulle donne.
Dentro e fuori dalle nostre chiese da decenni lottiamo per la pari dignità, l’uguaglianza e la valorizzazione della diversità femminile.
La violenza non ha l’ultima parola, va denunciata, affrontata e vinta. Sentiamo profondamente il bisogno di andare ‘oltre il silenzio’; un silenzio troppe volte giustificato da una sbagliata interpretazione biblica. Facendo apertemente confesione di questa colpa, le chiese possono aprire la strada per una nuova cultura dell’incontro, del rispetto e dell’amore reciproco.

È da anni che la nostra Federazione porta avanti questa riflessione all’interno delle nostre chiese. A partire dal Decennio di solidarietà delle chiese con le donne, indetto dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), all'attuale Decennio per sconfiggere la violenza, indetto dallo stesso organismo ecumenico. 


Coordinamento Trans Sylvia Rivera

Le donne transessuali sono donne.
Il Coordinamento delle associazioni transessuali “Sylvia Rivera” aderisce alla manifestazione nazionale
contro la violenza maschile indetta a Roma il 28 novembre prossimo venturo.
La violenza che subiscono le donne transessuali è la stessa violenza che subiscono tutte le donne.
Proprio il 20 novembre, giornata del Transgender Day of Remembrance, è stata assassinata, in
circostanze oscure e inquietanti, Brenda, la transessuale recentemente coinvolta nell’“affaire Marrazzo”.
E’ solo l’ultimo episodio e la punta dell’iceberg -ricordiamo cosa accadde a Via Longoni a Roma l’anno passato- di un vero e proprio “sistema della violenza” che gode della copertura di autorità e istituzioni.

Le città stanno diventando un gigantesco laboratorio di “cancellazione dell’altro”, dove ai motivi relativi al genere e all’orientamento sessuale si affiancano quelli della discriminazione religiosa, etnica e razziale.
Solo una parte di questi episodi -quelli più gravi- vengono riportati dalla stampa. Ma le nostre città pullulano di episodi di
microviolenza e di bullismo (dileggi, molestie verbali, discriminazioni e altro) a cui partecipano -ed è la cosa più preoccupante- soprattutto
giovani e giovanissimi. Il delirio securitario distrugge il legame sociale e la convivenza civile, e sta mostrando il suo vero volto, che
ha un nome antico: oppressione.
Tutte a Roma il 28 novembre.


Amnesty International - Sezione Italiana

La Sezione Italiana di Amnesty International (AI) aderisce alla manifestazione contro la violenza sulle donne del 28 novembre.
La violenza di genere colpisce donne di ogni età, classe sociale, religione, paese ed etnia.
Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, le donne subiscono atrocità semplicemente per il fatto di essere donne.
A milioni vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, in qualche modo private del diritto all'esistenza stessa.
Secondo il diritto internazionale dei diritti umani, tutti i governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza
sulle donne in qualsiasi luogo si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, nella comunità o nella società, durante i conflitti
armati.
La campagna Mai più violenza sulle donne, che Amnesty International porta avanti dal 2004, affronta le diverse violazioni dei diritti delle donne:
dalla violenza domestica alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.
E' essenziale inoltre il coinvolgimento attivo degli uomini perche' la campagna contro la violenza sulle donne deve rappresentare una battaglia di tutte e di tutti contro quello che e' uno scandalo per i diritti umani.

La manifestazione del 28 novembre è un'importante opportunità per rafforzare la consapevolezza sul tema e per coinvolgere governi,
organizzazioni e privati cittadini nell'impegno a rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne.


WILPF Italia

La WILPF Italia aderisce e partecipa alla manifestazione del 28 novembre a Roma contro ogni forma di violenza sulle donne.
Se la condanna contro tutte le manifestazione di violenza è unanimamente condivisa e fa parte dei percorsi educativi fin dai primi anni di scuola, ci accade di assistere,al contrario, a un'escalation di tali manifestazioni fin dall'età adolescenziale, sempre più caratterizzate dalla volontà di affermazione dei più forti sui più deboli.
Le donne continuano a pagare cara la storia infinita e complessa della loro condizione, della loro immagine, dello stereotipo che su di loro ha pesato nei secoli.
Abbiamo avvicinato in queste ultime settimane donne del sud del mondo, del sud-est asiatico, in occasione del forum delle ong sulla sovranità alimentare parallelo al vertice FAO sulla sicurezza del cibo, in occasione del trentennale della CEDAW, in occasione della presentazione del rapporto ONU sulla povertà.
Abbiamo verificato, alla luce dei dati emersi, come la violenza sulle donne nei paesi poveri sia -oltre allo stupro in famiglia- ancora in troppi paesi la negazione dell'accesso all'istruzione, a una sanità garanzia di salute per le donne e i loro figli, al diritto di possedere la terra da loro coltivata.
Da noi , nei paesi occidentali, vediamo che alle  tradizionali forme di violenza sessuale, si sommano- paradossalmente- sempre più sottili forme di discriminazione, nel lavoro, nella rappresentanza politica, nella visibilità in iniziative pubbliche.
Per questo la parola d'ordine prevalente deve essere BASTA, al di là delle sigle associative di appartenenza.
Un BASTA che significa anche avere tutte insieme il coraggio di dire NO a modelli che sembrano allettanti perché possono dare quel successo che oggi viene scambiato per protagonismo ma che è,invece, la conferma di una sudditanza accettata...
In questa direzione, apprezziamo la proposta di moratoria dell'uso del corpo delle donne nella pubblicità, già stigmatizzato dal Parlamento Europeo nel settembre del 2008, e oggi finalmente ripresa dalle Consigliere Comunali  Cirinnà e Azuni per chiedere al Comune di Roma un impegno concreto ad arrestare lo scempio inqualificabile che invade le nostre strade, al quale non vogliamo più, noi per prime, restare indifferenti.
WILPF Italia- Antonia Sani


La Scossa delle Donne (Roma)

La storia delle donne italiane è ricca di lotte e di conquiste, sin dai tempi della scrittura della nostra Costituzione, tanto è vero che per anni le  donne di altri Paesi ci percepivano come esempio da emulare.

Ma il cammino è ancora in salita e necessita d’impegno e partecipazione in prima persona,  come sempre.

Non si può non pensare alle giovani generazioni, alle ragazze,che pur avendo oggi una preparazione, una scolarità maggiore, trovano grandi difficoltà nel loro percorso,non possiamo far passare una certa  cultura diffusa e che rischia di diventare senso comune, lo stereotipo femminile non può essere legato alle figure della escort o della velina, o comunque di una donna/ragazza pronta a tutto, pur di scavallare le difficoltà, che pur  ci sono ma che non si vincono mai  se non con l’impegno e la preparazione.
Le conquiste che abbiamo ottenuto negli anni attraverso le nostre battaglie, non possono essere stravolte o dimenticate, ma hanno bisogno di nuove energie. Dobbiamo darci una “SCOSSA” per impedire un cammino verso passati incerti futuri.

Vogliamo  costruire insieme tante stagioni “rosa”che facciano vivere sulla ribalta culturale, politica e sociale la INTELLIGENZA, le COMPETENZE, la BRAVURA delle donne e delle ragazze.

Come sapete il 28 novembre si svolgerà a Roma (in occasione della giornata mondiale contro la violenza alle donne) una manifestazione nazionale.

Noi ci saremo con lo striscione “LA SCOSSA DELLE DONNE”, sarà quello il riferimento per tutte coloro che lo desiderano. L’appuntamento è alle h. 15 in piazza delle Repubblica da dove partirà il corteo.

Per informazioni: la SCOSSA tel. 06-98183994   Laura 329-6113178

e-mail: lascossaassociazione@libero.it


Le Donne della FIOM

LE DONNE DELLA FIOM ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE  CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE, PER LA LIBERTÀ DI SCELTA SESSUALE E DI IDENTITÀ DI GENERE CHE SI SVOLGERÀ A ROMA IL 28  NOVEMBRE 2009.

La violenza maschile, spesso all’interno della famiglia o di legami affettivi ed amicali,
è la prima causa di morte delle donne in Italia e nel mondo.

Gli stereotipi di genere, i pregiudizi sessisti e omofobi sono ancora un potente ostacolo alla dignità delle donne nell’accesso al lavoro e  nei rapporti di lavoro, le molestie sessuali sono la forma di mobbing e intimidazione più diffusa nei luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle donne migranti.

Nella crisi quando il posto di lavoro è minacciato, sono spesso le donne le prima ad essere espulse dal processo produttivo. Questo in un  paese, dove l’occupazione femminile è già di per sé sotto la media europea.  Inoltre, in questo contesto, il ricatto sessuale diventa uno strumento subdolo usato contro dignità delle lavoratrici con l’obiettivo di sottrarre loro i diritti di lavoratrici e di persone.

La svalorizzazione del corpo e della sessualità femminile  nella ribalta mediatica e della politica   alimenta comportamenti e culture misogine, in palese contrasto  con   i  valori  dell’autoderteminazione e della libertà  di scelta  per cui  i movimenti  delle donne si sono battuti.

Riafforano oggi posizioni antiabortiste e il Ministro della salute prova a contrastare la diffusione della pillola Ru486, contro le opinioni scientifiche  e la validazione  dell’AIFA  e dello stesso consiglio superiore della sanità. Tali posizioni sono inoltre subdolamente diffuse tramite “La Carta dei Valori”, cui viene chiesto a donne e uomini migranti di aderire per ottenere la possibilità di soggiornare in Italia.

Il libro Bianco di Sacconi delinea uno stato sociale in cui il welfare viene privatizzato e la famiglia,  vero ammortizzatore sociale, ridiventa il perno della solidarietà  in una logica regressiva  in cui gli interventi sociali vengono scaricati pesantemente sulla fatica quotidiana e gratuita delle donne, così come sulle tante donne migranti che con il loro lavoro  suppliscono alle carenze dello stato sociale, penalizzate due volte: come donne e nella condizione di migranti.


Le  politiche dei tagli nei servizi  all’infanzia e alla non autosufficienza, nella scuola, nella ricerca, nelle università, nella sanità  hanno colpito in primo luogo posti di lavoro femminili e  distrutto aspettative di lavoro e di condizioni di vita per tutte e tutti.

 le metalmeccaniche  e i metalmeccanici si sono mobilitate/i   in questi mesi per difendere il lavoro e  il diritto a decidere sulle proprie condizioni e  a votare i propri contratti contro gli accordi separati e la negazione della democrazia sui posti  di lavoro,contro l’impoverimento dei salari,gli accordi che permettono di andare sotto i minimi salariali e consentono le deroghe in peggio dei diritti contrattuali.

 Il  modello contrattule che è alla base degli accordi separati propone una strategia di divisione, esalta risposte egoistiche e di chiusura corporativa rispetto alla  crisi.

LA LIBERTÀ FEMMINILE CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA  PROMUOVE UN CAMBIAMENTO PROFONDO  VERSO L’AFFERMAZIONE DI UNA SOCIALITÀ RICCA DI DIFFERENZE  E  ESPANSIVA DELLA DEMOCRAZIA..

COME  METALMECCANICHE  SIAMO  PARTE DI QUESTO MOVIMENTO  E SAREMO IN PIAZZA IL 28 NOVEMBRE PER DENUNCIARE, CONTRASTARE, RIMUOVERE, TUTTE LE FORME DI VIOLENZA SULLE E CONTRO LE DONNE.


Usciamo dal silenzio Milano

ADESIONE DI USCIAMO DAL SILENZIO MILANO

Aderiamo alla manifestazione nazionale del 28 novembre a Roma, con i contenuti che sono al centro della nostra elaborazione e della nostra pratica in materia di violenza maschile contro le donne.
Usciamo dal silenzio ha sempre affermato che la violenza ci riguarda tutte, ci minaccia, non ci riconosce libere, ma che le donne non hanno paura, non vogliono essere, non si sentono vittime per sempre.
Oggi vogliamo ribadire che la violenza non è un destino per nessuna, che non è un fatto privato, che esige parola pubblica e parola di donne e uomini. Sensibilizzare, prevenire, tutelare, progettare sono i verbi che scegliamo per dire come l’azione pubblica debba rispondere a esigenze che riguardano la sfera dell’educazione, della formazione, della socialità, del diritto e avere, insieme, l’ambizione di un nuovo disegno di convivenza. Tra le persone, nei luoghi, nelle nostre città, in un disegno opposto alle attuali politiche securitarie che etnicizzano la violenza.  Per noi costruire convivenza significa condividere i principi costituzionali e l’idea della libertà femminile che ha principio nell’inviolabilità dei nostri corpi: è il cammino di cui vogliamo far parte insieme alle donne straniere, che nel nostro paese devono essere padrone di loro stesse, dunque in condizione di esercitare i diritti di cittadinanza.  Per questi motivi aderiamo alla manifestazione del 28 novembre contro la violenza maschile sulle donne: perché si affermi una cultura che tenga al centro la libertà femminile e  per la costruzione di un nuovo patto di convivenza tra i sessi.
 
Usciamo dal silenzio Milano


UDI Nazionale

L'UDI nazionale sostiene le donne che hanno organizzato la manifestazione del 28 novembre a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza maschile sulla donne.
Esprime apprezzamento per le tante iniziative organizzate e spera  che l'impegno di tante contribuisca a far sapere alle donne che subiscono violenza che non sono sole e che possono contare sulle altre.
 


Donne e Politica e Soggettività Lesbica

TORNIAMO IN PIAZZA
CONTRO
• la violenza sulle donne che viene esercitata massicciamente soprattutto in famiglia, in costante aumento di gravità malgrado le denunce e lo sdegno non di rado ipocriti
• l’informazione che seguita a presentare i quotidiani omicidi di donne in famiglia come semplici episodi di cronaca nera e non per ciò che sono: manifestazioni di rapporti sociali svantaggiati per il genere
femminile
• l’utilizzo della violenza sulle donne ai fini di politiche securitarie e razziste, contro la logica dei due pesi e delle due misure, se la violenza è esercitata da italiani o da immigrati
• la lesbofobia, l’omofobia, la transfobia nello stesso tempo costanti delle società patriarcali ed espressione dell’attuale deriva autoritaria

• le istituzioni che tagliano o non stanziano fondi per il sostegno alle donne vittime di violenze e per azioni educative che dovrebbero rivolgersi a tutti i corpi sociali direttamente o indirettamente coinvolti
• il maschilismo di Stato, che trova nel Presidente del Consiglio un esponente sfrontato e patetico, ma anche il simbolo di un diffuso atteggiamento degli uomini verso le donne
• la precarietà del lavoro femminile, la disoccupazione e l’inoccupazione delle donne; contro l’aggravarsi, a causa della crisi, delle loro condizioni di lavoro e di esistenza
• il sistema patriarcale e capitalistico che continua ad addossare alle donne la responsabilità del vivere, come se il lavoro di cura e domestico fossero una naturale funzione femminile
• il monopolio maschile delle scelte che contano e l’occupazione maschile dello spazio pubblico, a cui tra l’altro è legato lo scambio tra sesso, denaro e potere
• la deriva autoritaria, il neosquadrismo fascista, la chiusura degli spazi autorganizzati che privano le donne e gli uomini della possibilità di reagire allo stato di cose presente
• la pervicace volontà delle burocrazie ecclesiastiche di decidere dei corpi delle donne, delle scelte sessuali, della nascita e della morte degli esseri umani
• la retorica del “silenzio delle donne” che nasconde o mistifica la realtà dell'indifferenza alle parole e alle pratiche del femminismo.
PER
-un movimento capace di elaborare in forma collettiva azioni pubbliche di denuncia e di contrasto a ogni violenza palese o sotterranea contro le donne e le persone lgbt
-dare avvio a una campagna politica, culturale e formativa (fin dalla prima infanzia) che contribuisca al cambiamento nelle relazioni fra donne e uomini
-la costruzione di un Osservatorio femminista contro le violenze sessiste per l’effettività dei diritti umani femminili.

'Donne e politica' e 'Soggettività lesbica'
Università delle donne-Milano Assemblea cittadina del 16.11.09



Le Donne della RDB

LE DONNE RDB ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 28 NOVEMBRE
CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
Noi donne della RdB aderiamo alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne che si terrà a Roma sabato 28 novembre 2009.
Siamo consapevoli che la violenza sulle donne, da quella domestica, agli stupri, ai maltrattamenti, alle violenze psicologiche, sino all’assassinio, è una realtà in costante aumento nel corso degli anni. E i governi che avrebbero la responsabilità di fermare la mattanza poco o nulla hanno fatto per garantire i diritti fondamentali delle donne.
 
Siamo convinte che il nostro governo non ha nessuna volontà di affrontare il problema, infatti l’attacco ai diritti scatenato negli ultimi tempi colpisce profondamente in primo luogo le donne. L’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 65 anni delle donne del pubblico impiego è un esempio per tutti. Nulla si è fatto nel corso degli anni per rendere più agevole l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, nel sostenerle nei tempi di cura ed assistenza, nel creare strutture e servizi idonei a permettere di affrontare con serenità la maternità. Eppure garantire l’indipendenza economica delle donne le renderebbe sicuramente più forti.
 
Riteniamo che la prevaricazione degli uomini di tutti i ceti, di tutte le classi sociali e culturali sulle donne costituisca da sempre una discriminante.
Riconosciamo che, al di là delle ideologie, della nazionalità, della religione o delle scelte sessuali, una cosa accomuna tutte le donne: il rifiuto della violenza che indistintamente subiamo.
 
Proprio questa caratteristica trasversale della violenza ci spinge a partecipare a questa iniziativa senza alcuna bandiera, anche per rendere più significativo ed evidente che TUTTE LE DONNE dicono basta!
Le donne della RdB ci saranno in quanto donne e ognuna si collocherà nello spezzone delle associazioni per le quali sentirà di avere maggiore rispondenza ma, in ogni caso, ALL’INTERNO della manifestazione.
 
Diamo quindi appuntamento, sabato 28 novembre alle ore 14.00 a Roma, in Piazza della Repubblica, a tutte le nostre iscritte e a tutte le nostre simpatizzanti sapendo che riconoscerci in piazza, come di consueto, ci darà reciproca forza.
 
Sappiamo di essere in tante!
 
Roma, 18 novembre 2009


Forum delle Donne del Prc

Il Forum delle donne del Prc parteciperà alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne che si terrà a Roma il 28 novembre, ribadendo che la violenza maschile è un elemento strutturale della società. La violenza patriarcale e la violenza di sistema sono le due facce di una stessa medaglia, che colpendo i corpi e le vite delle donne sferra poi l’attacco contro tutte le differenze. Scenderemo in piazza contro il diffondersi di una cultura sempre più violenta e machista che si accanisce contro lesbiche, gay e trans e tutti quei soggetti che si sottraggono all’eterosessualità obbligata.
La mercificazione del corpo delle donne perpetrata dai mass media e da una politica che si sostanzia nell’intreccio di sesso-denaro-potere, è un argomento ineludibile che va necessariamente connesso con le reali condizioni di vita delle donne, native e migranti, nel nostro paese, determinate da interventi etici che riportano i corpi a meri contenitori biologici, dai patriarcati religiosi che trovano legittimazione e sostegno nelle istituzioni e nei partiti, dalla privatizzazione dei servizi, dallo smantellamento dello stato sociale a partire dai servizi per le donne e lo scarso finanziamento dei fondi destinati ai Centri antiviolenza, dalla precarietà esistenziale, dal doppio carico del lavoro produttivo delle donne (più precario, sottopagato e squalificante) e dal lavoro riproduttivo che grava ancora solo sulle nostre spalle. L’obiettivo delle riforme del lavoro, della scuola e dell’università è quello di renderci tutte più insicure e precarie è ricacciarci dentro le mura domestiche, che ogni giorno sono teatro di violenze; disposizioni legislative securitarie e repressive che recepiscono e allo stesso tempo alimentano il dilagare di fascismi vecchi e nuovi, attraverso cui si impone la divisione patriarcale e razzista tra “donne per bene” (bisognose della protezione dello Stato padre-padrone) e “donne per male”, alle quali sono riservate ogni genere di violenze e abusi attraverso le disposizioni del pacchetto sicurezza e dentro i Centri di identificazione ed espulsione. Per la costruzione di una società sostanzialmente democratica, di donne e uomini libere/i nella vita, libere/i di scegliere scenderemo in piazza il 28 novembre, e sosterremo le altre iniziative che si moltiplicheranno in tutto il paese a dimostrazione della grande vivacità e capillarità del movimento delle donne in un paese che ha ampiamente superato l’orlo del baratro.
 


Rete delle Donne Cgil dell’Emilia Romagna

La Rete delle donne Cgil dell’Emilia Romagna intende sottolineare l’importanza della manifestazione indetta per il giorno 25 novembre a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne e favorire la più ampia informazione e partecipazione a questa iniziativa. 
La partecipazione all’iniziativa di Roma, segue la partecipazione al percorso della “Staffetta contro la violenza” che termina il 21 novembre a Brescia e si intreccia con i diversi eventi che, a livello locale, le donne della Cgil dell’Emilia Romagna vanno approntando per il 25 di novembre. Un filo rosso lega tutti questi eventi. 

La violenza contro le donne sarà uno dei temi centrali della contrattazione di genere sia sul piano aziendale per definire nei posti di lavoro codici anti-molestie, sia nella contrattazione territoriale per l’adozione di piani territoriali integrati contro la violenza.

La Rete delle donne della Cgil dell’Emilia Romagna è, inoltre, impegnata per ricercare misure volte ad attraversare la crisi che puntino a ridurre le diseguaglianze di genere e favoriscano l’affermarsi di una società paritaria e del rispetto tra i generi a partire dalle relazioni familiari. 
Bologna, 18 novembre 2009
Anna Salfi, Responsabile della rete delle donne Cgil dell’Emilia Romagna



Fondazione Pangea Onlus

“Tessere relazioni, costruire solidarietà e partecipazione, ricominciare da noi per superare violenza, discriminazioni, esclusione, disegualianze, povertà
La vita riparte da noi donne…”



Associazione Amiche dal Mondo Insieme (Pisa)

L’associazione ADMI sostiene e promuove la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, violenza che avviene spesso in ambienti familiari, soprattutto sulle bambine e adolescenti. Noi continuiamo a lottare contro ogni forma di violenza: sul lavoro, stupri, molestie sessuali e violenza psicologica meno visibile ma che porta allo squilibrio mentale di migliaia di donne in ogni parte del pianeta. Contrastiamo la violenza promuovendo la consapevolezza del ruolo della donna nella famiglia e nella società, promuovendo l’importanza dello sviluppo culturale individuale e collettivo che ci condurrà inesorabilmente all’emancipazione, all’uguaglianza di diritto e d’opportunità di genere nella società. 

Coordinamento Donne Cgil Roma e Lazio

La violenza contro le donne viene ignorata oppure strumentalizzata, usata per alimentare intolleranza e razzismo, mentre i dati ci indicano con tutta evidenza che le violenze avvengono prevalentemente in famiglia, addirittura nei luoghi di lavoro, ad opera di parenti, partner, ex partner o comunque persone conosciute.

E' un problema drammatico che non  può essere trattato come una questione di ordine pubblico, ma va affrontato nella sua dimensione culturale. In tal senso, la dilagante mercificazione del corpo della donna, la riproposizione di un modello di donna intesa come oggetto da utilizzare, da esibire, da ricompensare - naturalmente se bella e disponibile- alimenta proprio quegli stereotipi e quella condizione di svantaggio e discriminazione in cui la violenza, tutte le forme di violenza, affondano le loro radici. Anche la crisi può contribuire a determinare un arretramento culturale, sociale ed economico.
Alle donne è stato rimproverato il silenzio, in realtà le parole delle donne sono  troppo spesso ignorate dai grandi mezzi di comunicazione di massa :più che uscire  dal silenzio dobbiamo trovare il modo di farci ascoltare
Noi siamo tra coloro che in silenzio non sono state mai. Su tutto quello che riguarda la condizione della donna: sui tassi di occupazione ( i più bassi in Europa), sulla precarietà che spesso è donna, sul tetto di cristallo che ancora ci rende difficile accedere alle  posizioni di massima responsabilità, sul deficit di rappresentanza in Parlamento e nelle Istituzioni, sulla inadeguatezza del welfare che chiama le donne a un ruolo di supplenza.
Ed anche Sabato 28 novembre torneremo in piazza, insieme alle altre donne, per far sentire le nostre voci e riaffermare il nostro protagonismo.


Le Donne della Cgil Nazionale

Care Tutte,

la Cgil, da sempre impegnata sul fronte del rifiuto di ogni forma di violenza, di discriminazione e di sfruttamento, parteciperà alla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, attraverso azioni di sensibilizzazione territoriali e diffusione dell’informativa relativa alla Manifestazione Nazionale del 28 Novembre, favorendone la più ampia partecipazione.

Nella stessa giornata la CGIL sarà impegnata, come programmato da mesi, in un’importante e significativa iniziativa sindacale sul Rilancio e lo Sviluppo del Mezzogiorno, che vedrà la realizzazione di  Manifestazioni territoriali in tutte le regioni meridionali con la partecipazione del gruppo dirigente nazionale.

Ciò non di meno, riteniamo importante, in un contesto di decadimento valoriale relativo ai temi attinenti i diritti civili, la convivenza e la coesistenza, che la Cgil sia impegnata a promuovere tale evento nelle proprie iniziative ed in quelle promosse dalle singole strutture.

In particolare, riteniamo fondamentale organizzare una forte risposta nei confronti di una cultura retrograda e mercificatoria della donna e del suo corpo, visione che ne viola i Diritti e le Libertà, determinando di riflesso politiche di esclusione sul fronte della partecipazione femminile alla vita sociale, al sistema produttivo, alle responsabilità genitoriali e familiari.



Coordinamento Donne italiane di Francoforte

Ma perchè non protestiamo?
Il primo razzismo è quello contro le donne
Sembra che in Italia ci si accorga delle donne solo quando si discute di 194 - per lo più allo scopo di rendere sempre più difficoltosa la scelta di abortire - o quando vengono stuprate negli spazi pubblici, cioè nel minor numero dei casi di violenza, che come tutti sanno avvengono per la massima parte in famiglia.
E quando si tratta di bassi salari, precariato, mancanza di assistenza sanitaria, all’infanzia e agli anziani, si parla sempre di “famiglia”, come se questa fosse un soggetto identificabile, senza pensare che la famiglia è un insieme di soggetti concreti, all’interno dei quali chi da sempre tira la carretta ed a cui ci si dovrebbe rivolgere sono le donne. Dal 1948 l’art.37 della nostra Costituzione assegna alle donne “l’essenziale funzione famigliare” e sembra che a tutti vada bene così. Le donne non scioperano,non potendo lasciare figli, genitori e suoceri senza assistenza, continuano a svolgere il lavoro di cura necessario e, se ce la fanno ed a loro viene concesso, a lavorare fuori di casa, coprendo faticosamente le carenze dell’assistenza pubblica. L’unico sciopero a loro possibile – quello dell’utero, come era stato efficacemente definito a cavallo del ‘900 prima in Francia e poi in Germania - viene largamente praticato da anni, con il risultato che siamo il paese europeo con il più basso tasso di natalità a fronte della più alta percentuale di anziani. Questo non è solo un fatto che renderà sempre più difficile mantenere un paese con una piramide demografica sostanzialmente rovesciata, ma è un diritto negato alle donne italiane che, secondo l’indagine  ISTAT “Essere madri in Italia” del 2005, hanno un desiderio di maternità di 2,2 figli a fronte di un numero reale di 1,24 per donna ( l’ 1.34% del 2007 è dovuto alle donne straniere, che hanno un maggiore tasso di natalità). L’indagine ISTAT informa inoltre che le donne desiderano, prima di avere il primo figlio, un lavoro corrispondente alla propria formazione e che permetta una autosufficienza economica di livello almeno decente.
Il risultato è che la prima gravidanza avviene sempre più tardi – e in molti casi è troppo tardi e si ricorre sempre più spesso alla fecondazione assistita con tutte le difficoltà e gli effetti negativi che essa comporta- o non ci si arriva affatto. Comunque generalmente ci si ferma al figlio unico, cosa che non corrisponde al desiderio ed è un problema sociale ( anche scolastico, come sanno gli insegnanti  alle prese con principini viziati cui i genitori in caso di conflitto scolastico danno a priori ragione).
Che cosa si pensa di fare per permettere alle donne di essere ufficialmente occupate secondo la loro qualificazione? Nulla, nel discorso sulle priorità programmatiche del Presidente del Consiglio non ce n’è accenno. Stupisce che si parli sempre più spesso di meritocrazia : il fatto che le donne – più brave a scuola, laureate in maggior numero in tempi più brevi e con voti più alti- vengano tuttora discriminate nel mercato del lavoro, perché madri o -più spesso- solo perché a rischio di gravidanza e di lavoro di cura, non interessa né la politica né i media. Tra i 25 e i 35 anni una donna su due è precaria, così si evita il rischio di pagarle una gravidanza. Abbiamo un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa e molte donne devono smettere di lavorare per occuparsi di famigliari anziani- giustamente ripagando così l’aiuto ricevuto da loro nell’assistenza ai figli piccoli, dato che le strutture pubbliche o sono carenti o non pagabili. L’attuale pratica di tacita tolleranza di badanti e colf straniere- la cui permanenza in Italia non è se non in minima parte legalizzata- origina rapporti tra datrici di lavoro a rischio di essere denunciate e lavoratrici senza alcuna tutela legale, basati su accordi privati e potenzialmente conflittuali. In questo modo lo stato non paga una lira e scarica spese e rischi sulle donne italiane e straniere, che solo all’interno di un sistema di assistenza pubblica potrebbero sviluppare adeguati rapporti di solidarietà. Il ministro Brunetta ha mai pensato che una parte dell’assenteismo nell’impiego pubblico è dovuto al carico famigliare delle donne italiane, che i dati confermano come il più alto in numero di ore lavorative settimanali, sempre in confronto europeo?
- La reale libertà nelle scelte procreative – se, quando e quanti figli avere- dovrebbe essere un diritto, almeno nei propositi, che un paese decente dovrebbe cercare di garantire, provvedendo a misure opportune, che mirino a ridurre la penalizzazione delle donne nelle possibilità di lavoro e di carriera. Un minore carico di lavoro famigliare permetterebbe loro anche una partecipazione politica con una presenza sufficientemente forte, da poter . introdurre nel dibattito pubblico i temi del privato, che sono di urgente valenza politica
- Chiediamo di:
- Modificare l’art.37 della Costituzione, dove recita:
..La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.”Le condizioni di lavoro devono consentirne l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino  una speciale adeguata protezione”.
Si propone di abolire la seconda frase e di sostituirla con:
“La Repubblica si propone di rimuovere tutti gli ostacoli, da cui derivino svantaggi formativi e professionali della donna a causa delle sue scelte procreative e si impegna a garantirle la piena libertà dei suoi progetti di vita, fermo restando la speciale protezione assicurata alla madre ed al bambino”.
Questa modifica ci sembra necessaria ad avviare un dibattito sulla divisione dei ruoli famigliari e sociali, che vanno assolutamente ripensati. È sulla loro ridistribuzione che si deve basare un’organizzazione della società adatta a rispondere alle necessità attuali per una crescita equilibrata del paese. Ovviamente una modifica della Costituzione implica una legislazione corrispondente.  
Proponiamo di:
- Cercare misure opportune a rendere anche gli uomini a rischio di paternità e lavoro di cura (attualmente in Germania si danno incentivi economici, se gli uomini usufruiscono di due mesi di congedo dopo la nascita di un figlio, se no decadono. Il risultato è che il numero dei congedi maschili è triplicato. In Islanda, dove la natalità è di due figli a donna, il 90% degli uomini usufruiscono dei congedi parentali) Solo così si ha la possibilità che le persone vengano assunte e facciano carriera per merito e non per l’appartenenza sessuale.
- Incoraggiare e favorire ditte e imprese che assumano donne, promuovano orari flessibili, introducano misure di assistenza interna per bambini piccoli, intensifichino l’uso di telelavoro e di banche(accumulo)-ore di-lavoro risparmiate per periodi di particolare impegno famigliare. Pensiamo a concorsi a premi, tassazione favorevole, punteggio più alto nelle gare pubbliche.
- Fare un piano di stanziamento di fondi per promuovere strutture di assistenza all’infanzia – asili nido pagabili- ed agli anziani soli o bisognosi di cura continua, come nei casi di Alzheimer o demenza senile in stadio avanzato. Per questi ultimi – che aumenteranno sempre di più, in Germania oggi sono un milione e si calcola che a breve termine raddoppieranno- le badanti non possono essere la risorsa che sostituisce le carenze dello Stato, a meno che siano  inserite in un sistema assistenziale pubblico, che regoli orari e carichi di lavoro. A questo scopo e per motivi di elementare giustizia, la loro permanenza, come quella di tutti gli stranieri che contribuiscono alla crescita del paese, deve essere legalizzata.
- istituire corsi di formazione per volontari di ambedue i sessi, che li rendano in grado di  assistere temporaneamente e in maniera qualificata malati, anziani e bambini piccoli. Si pensa a persone pensionate da poco, a cui comunque venga ufficialmente riconosciuto questo servizio alla comunità, per poter almeno scaricare le spese necessarie.(iniziativa proposta  in Germania dalla ministra Von der Leyen, che ha sette figli ed ora vive con tutta la famiglia a casa del padre malato di Alzheimer Ernst Albrecht, già presidente dei ministri nello Schleswig-Holstein)
- Se di tutto ciò non si farà tema di dibattito pubblico e di esame parlamentare, le associazioni delle donne non avranno altra alternativa che scendere in piazza.


Associazione “InRosa” - Centro Ascolto (Napoli)

La violenza sulle donne è una ferita aperta, per tutti: non ha razza, né lingua o religione: è fisica, psicologica, economica.
E’ come un serpente, velenoso e subdolo che si insinua nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, a scuola, nella società tutta.

Vogliamo dirti che non sei sola.
Vogliamo aiutarti ad uscire dalla tua solitudine.
Vogliamo dirti che insieme possiamo farcela.
Abbiamo voglia di stringerti la mano, di lottare insieme a te.
Vogliamo guardare con i tuoi occhi la realtà che ci circonda e cambiarla.
Perché si può.
Perché puoi.
Noi siamo qui. Non aspettare. Chiamaci. Vieni a trovarci.
Le operatrici del centro ascolto dell’associazione “inrosa” (psicologhe, avvocate, sociologhe, mediatrici familiari), saranno ben liete di offrirti gratuitamente il sostegno e l’assistenza necessaria per aiutarti ad uscire dalla solitudine generata dalla violenza.
ASSOCIAZIONE “INROSA”
- CENTRO ASCOLTO -
VIA CRISTALLINI n. 64 c/o la “Casa dei Cristallini”
80137 NAPOLI?  
081.335.70.81
389.34.33.989
Sito internet     
http://associazioneinrosa.wordpress.com/
e-mail      associazioneinrosa@hotmail.it     
Facebook         http://www.facebook.com/group.php?gid=48939603938&ref=ts  
L’iniziativa gode del sostegno dell’Associazione “Casa dei Cristallini” – Napoli –


"Donne insieme" del venerdì (Roma)

Ci rivolgiamo a voi per un progetto che ci stà molto a cuore.
Siamo un gruppo che si riunisce tutti i venerdì per una battaglia sociale e culturale .
Le donne hanno espresso il desiderio di scendere in piazza per manifestare .
Occorre rimettere in campo tutta la nostra forza  per ristabilire relazioni civili tra i sessi, e il nostro modo di fare politica per riattivare la nostra battaglia culturale e sociale.
Andiamo in piazza per:

- solidarietà verso tutte le donne violate
- per rivendicare il diritto a girare liberamente per strada
- per non lasciare alla "legislazione maschile" la risoluzione di pena circa la violenza sulle donne
- vivere secondo i nostri desideri nelle case e in famiglia

Dobbiamo cambiare i modelli culturali e politici e assumere punti di vista diversi.
ESSERE IN TANTE, ben visibili  e dar battaglia potrà annullare nelle donne la paura di altre violenze, di altre umiliazioni, di altra sofferenza.

Vi vogliamo tutte in piazza!



Soggettività lesbica (Milano)

"Soggettività Lesbica" della Libera Università delle Donne di Milano aderisce alla manifestazione contro la violenza maschile  sulle donne ribadendo che la violenza che sempre più spesso colpisce lesbiche, gay, trans ha la stessa origine di quella contro le donne: la cultura patriarcale che impone l'etrosessualità obbligatoria è quella che impone la famiglia come modello di relazione affettiva.

Non crediamo affatto che il patriarcato sia morto: i suoi valori, forse perchè poco egemoni, vengono sostenuti ed imposti con leggi ed anatemi da politici ipocriti e da una chiesa preconciliare.
E' urgente che femministe e lesbiche non solo manifestino assieme ma lavorino e riflettano assieme per articolare il fondamentale principio dell'autodeterminazione che sempre più spesso viene messo in forse non solo per quanto riguarda la sessualità, la nascita, la morte, ma anche la stessa sopravvivenza attraverso disoccupazione e precarietà.
Forse perchè noi lesbiche abbiamo vissuto e viviamo una particolare discriminazione sentiamo la responsabilità di evidenziare la scarsa presenza tra noi delle donne "straniere". La nostra forza sarà grande solo quando il nostro movimento terrà assieme tutte le diversità.



CLR - Coordinamento Lesbiche Romane

Le lesbiche scelgono ancora una volta di testimoniare in piazza con il proprio corpo per rappresentare un’azione di contrasto alla violenza agita dagli uomini a tutti i livelli: in casa, sul lavoro, nel teatro della politica.
La situazione patologica italiana sembra non conoscere alcuna remissione: gli accadimenti degli ultimi mesi sono la riprova che il rapporto/relazione tra uomini e donne si fonda su presupposti malati.

Le donne, considerate ammortizzatori sociali quando si tratta di “tamponare” i vuoti dell’azione di stato, restano invece oggetti da sfruttare ed eliminare, alle volte anche fisicamente, negli altri aspetti della loro vita.

Se non sono disponibili  per tutti gli utilizzatori finali, o sono “più belle che intelligenti” (e quindi sminuite nella loro “femminilità”) o sono “zitelle petulanti”.
In entrambi i casi sembrano poter avere diritto all’esistenza  solo attraverso il mercato/mediazione con l’uomo.
La violenza maschile passa anche attraverso questi atteggiamenti: la derisione, lo sminuire l’altra, il rendere le donne ancelle e cortigiane.
Lo stupro, la violenza fisica, il femminicidio sono la “naturale” estensione di questo volgare abito mentale, di una cultura deforme che considera le donne naturalmente inferiori e accessorie al maschio.

L’omertà degli uomini (e a volte, costrette dal condizionamento sociale, anche delle donne) dal cosiddetto “geniale regista” Polansky ai tanto “bravi ragazzi” di Montalto di Castro, lo sfruttamento della prostituzione, il commercio dei corpi (siano di donne o di transessuali) non sono più accettabili, non lo sono mai stati.
Noi respingiamo con forza l’idea di un mondo in cui la prevaricazione sia l’unico strumento di relazione.
Cambiare la cultura attraverso interventi mirati è il compito di tutte.
Cambiare le modalità di relazione tra uomini e donne non è più rimandabile.
Basta con la mattanza: trasferiamo tutti i maschi violenti a Montalto…e che la Dea li castri.
CLR - Coordinamento Lesbiche Romane
www.clrbp.it



Telefono Rosa (Torino)



D.i.Re Donne in Rete contro la violenza (Roma)

L'associazione Nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, che rappresenta 54 centri antiviolenza di tutta italia, si è riunita in assemblea generale il 25 ottobre scorso e ha deliberato formalmente di aderire alla Manifestazione Nazionale del 28 novembre 2009 a Roma.
Riteniamo che mai come oggi è necessario che le donne realizzino iniziative politiche e prendano la parola contro la violenza alle donne.
Alessandra Bagnara
Presidente D.i.Re



Beating Hearts

Wear what you are, wear your rights
Dalla passione per il design come forma d’espressione e l’ etica come stile di vita nasce dallo Studio Stilistico Beating Hearts l’ unica collezione specifica al mondo di t-shirts dedicata ai singoli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR), enunciata dalle Nazioni Unite nel 1948.
Ciò che indossiamo parla di ciò che siamo, del nostro stile, è manifesto del nostro essere e credo. L'immagine come forma d' espressione fa parte del nostro tempo, ne è parte fondamentale.
Per questo la t-shirt, universale capo d'abbigliamento e tavolozza ideale per esprimersi attraverso l'immagine, può portare un messaggio, avere potere d'impatto, essere strumento di libertà.

In un mondo complesso dove si sente la crescente esigenza di “coscienza globale”, una nuova etica inizia a radicarsi nella nostra società, portando un lento ma reale cambiamento, sia che riguardi la salute del nostro pianeta che il destino dell' umanità.
Forti dei nostri sogni, siamo convinti che se tutti facciamo qualcosa, per poco che sia, abbia un valore universale, perché il mondo è fatto soprattutto dalle persone che ogni giorno si incontrano. Con questo in mente, abbiamo trasformato la nostra passione per la moda e il design in mezzo per portare cambiamento.

Viviamo in un tempo e in un mondo interconnesso d' immagini, ma fin da tempi antichissimi l’ uomo ha sentito la necessità di disegnare su muri e ogni tipo di materiale il proprio credo, i propri sogni, le proprie proteste, rivelando l' essenza di un’ "anima graffiti".
La medesima anima che abbiamo voluto dare al potente e planetario messaggio della Dichiarazione Universale, espressa nella creazione di una collezione unica di oltre 30 disegni ispirati ai Diritti Umani, che ne esprimono singolarmente il significato intrinseco e fanno di chi le indossa un consapevole portavoce.
Il messaggio da trasmettere attraverso le nostre t-shirt, ciò che sta alla base per un'esistenza giusta, i Diritti Umani, ognuno di essi importantissimo per ogni essere umano, per la sua formazione, la sua maturazione, la sua libertà, la sua dignità.
C’è potere in un sogno, c’ è potere in un messaggio, c’è potere nel pulsare sonoro dei nostri cuori. Beating Hearts, appunto. Da qui il nome della nostra label e collezione. Perchè se è vero che due cuori possono battere come uno, al medesimo ritmo della vita, allora dieci, cento, mille, milioni, miliardi di persone lo condividono. Un unico battito, un unico essere: l’ umanità.
Le tee-shirts Beating Hearts sono etiche non solo nel loro messaggio, ma anche nella loro natura e materiali:
• Realizzate in 100% puro cotone biologico, usando filati della miglior qualità. Morbido e naturalmente ipoallergenico, il cotone biologico è prodotto senza l’ uso alcuno di pesticidi o fertilizzanti chimici.
• Stampa serigrafica con colori eco-compatibili a base d’ acqua e non nocivi.
• Nel rispetto dei Diritti Umani e di una produzione socialmente responsabile, le tee-shirts sono realizzate senza sfruttamento dei bambini e in conformità con i diritti dei lavoratori.
• Il 20% dei ricavati verrà devoluto da Beating Hearts a specifici progetti di Associazioni no-profit a favore dei Diritti Umani.
Maggiori informazioni su
www.beatinghearts.eu  o www.right-tees.org

***

IN RELAZIONE ALLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE NON DIMENTICHIAMO L' ART. 5 DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI: “NESSUN INDIVIDUO POTRA' ESSERE SOTTOPOSTO A TORTURA, TRATTAMENTO O A PUNIZIONI CRUDELI, INUMANI O DEGRADANTI.”
http://www.right-tees.org/it-product_info-n-Human_Right_5-pId-1.html?osCsid=1f347f0db41b877dff1485edf5c51dbd
NON E' STATO UN CASO SE QUANDO ABBIAMO STUDIATO LA GRAFICA PER LA T-SHIRT RELATIVA ABBIAMO DECISO DI INSERIRE L' IMMAGINE DI UNA DONNA TENUTA  LEGATA. TROPPO SPESSO LE DONNE SONO OGGETTO DI TORTURE SIA FISICHE CHE PSICOLOGICHE.  SE VORRETE, DITELO ANCHE CON UNA T-SHIRT.

CORDIALI SALUTI
ALESSIA BIGHI



Donne della realtà (Milano)

Aderiamo come Donne della realtà alla Manifestazione contro la violenza sulle donne indetta a Roma il 28 novembre prossimo. Sottolineiamo, come è scopo di questo gruppo, che la violenza sulle donne passa anche attraverso la strumentalizzazione che i media fanno quotidianamente della loro immagine. Sempre più spesso, la televisione, ma anche i giornali, deformano i corpi, stordiscono le menti. Le donne si trasformano in veicoli di promozione dei più svariati oggetti. Tra le pagine, si enfatizza il femminile erotico, potente solo della propria forza seduttiva. In altri casi si promuove un’immagine della donna vincente e aggressiva, drammaticamente interna allo stesso linguaggio del maschile. Si stravolgono e si deformano persino gli stupri che le donne subiscono, alimentando la paura dello sconosciuto e disconoscendo ciò che accade soprattutto nel contesto familiare.
Ciò che ci stiamo domandando, come giornaliste che hanno dato vita a questo gruppo, è dove, dentro un’informazione costruita su questi falsi stereotipi, possa trovare spazio la vita vera delle donne. Assistiamo a un’apparente femminilizzazione dei media: articoli di costume e di gossip dilagano ovunque nella convinzione che le lettrici siano affamate di tali argomenti.

Contemporaneamente, si mette il silenziatore ai problemi veri, materiali, concreti, alle speranze, ai sentimenti delle donne. Si tacitano le loro esperienze, il loro agire, il loro pensiero. Lavorando all’interno dei giornali, da professioniste appassionate del mestiere come siamo, prima dell’estate abbiamo sentito l’urgenza di denunciare questa deriva e di richiamare a un maggior rispetto dell’informazione per le donne.

Senza la realtà delle donne non è data qualità dell’informazione.

Senza il pensiero delle donne non è data qualità dell’informazione.

La manifestazione di Roma può essere il momento per ribadire anche questo tema fondamentale.


Assembea cittadina bolognese (Bologna)

Il 25 Novembre è la data internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Dal 2007 noi donne, ragazze, femministe e lesbiche scendiamo in piazza (tante e unite) per denunciare una cultura e una politica sessiste, violente e degradanti. Dal 2007 la rete Sommosse ha promosso analisi condivise e pratiche politiche sulla violenza di genere in tutte le sue forme.
L'assemblea bolognese, che ha riunito donne singole, di associazioni, collettivi femministi e lesbici, invita tutte all'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 31 OTTOBRE 2009 in vista della MANIFESTAZIONE NAZIONALE organizzata dalle donne e indipendente dai partiti. La violenza maschile su donne e lesbiche ha molte facce.

Sentiamo la necessità di tornare in Piazza:

- ricordando che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia
- combattendo una basilare, ma non scontata, battaglia per l'inviolabilità del corpo e la difesa dell'integrità psicofisica
- denunciando l'uso politico del corpo delle donne e la rappresentazione degradante
- rifiutando un razzismo incalzante che prende la forma di sequestri e torture dentro i C.I.E.- Centri di Accoglienza ed Espulsione - (sopratutto per le donne) e di leggi razziste
- indignandoci perchè a 30 anni da "Processo per stupro" siamo ancora noi le reali imputate delle violenze che su di noi vengono agite (vedi i processi di Montalto di Castro, Bologna ecc.ecc.)
- individuando la violenza verso le lesbiche non solo come  lesbofobia (fobia-paura) ma odio eterosessista verso soggetti che si sottraggono all' eterosessualità obbligatoria
- vigilando affinchè nuovi e vecchi fascismi, che sempre hanno perseguito un'idea di donna alle dipendenze della specie, non si diffondano azzerando memoria e libertà
- contro il diffondersi di una cultura sempre più violenta e machista che si accanisce contro chiunque che non si adegui al suo modello di normalità, come omosessuali, lesbiche, trans...
- rifiutando la logica della paura e dicendo no tanto agli stupratori quanto alle ronde dei giustizieri.
- dicendo stop al Femminicidio
- riaffermandoci come "Indecorose e libere", sia per una questione di riconoscibilità e continuità ma anche per il contenuto dello slogan, di una certa attualità dato che nelle motivazioni della recente sentenza si sostiene che mettendosi in certa situazione poco decorosa una donna rinuncerebbe implicitamente alla propria incolumità.

Invitiamo tutte all'assemblea nazionale del 31/10/2009
al Centro di ricerca e iniziativa delle donne
in Via del Piombo 5 a Bologna
Dalle 10.00 alle 18.00

Per la costruzione condivisa di una manifestazione nazionale efficace. Consapevoli della regressione politica e sociale che in Italia viviamo, noi donne femministe e lesbiche crediamo che l'assemblea nazionale potr? rappresentare un luogo di confronto sulla piattaforma, sull'organizzazione della manifestazione, che, a partire dal lavoro della rete Sommosse e nella prospettiva di coinvolga tante tante donne.
INVITIAMO TUTTE LE COMPAGNE CHE NON POTRANNO PARTECIPARE A FARCI PERVENIRE CONTRIBUTI IN FORMA SCRITTA, SINTETICI POSSIBILMENTE.
maragridaforte@inventati.org

Donna TV (Roma)



Collettivo le autoreggenti femministe e lesbiche (Roma)



Libera Università delle Donne (Milano)

Motivazioni dell'adesione alla manifestazione:

-contro *l'informazione*, che ha ripreso a elencare i quotidiani omicidi di donne in famiglia come episodi di cronaca nera, dalle ragioni 'inspiegabili';
-contro le *istituzioni*, che non hanno stanziato i finanziamenti, nè avviato le politiche necessarie a una azione culturale ed educativa sul rapporto tra i sessi, che dovrebbe partire dagli asili nido, per investire tutti i livelli di scuola e i corpi sociali (forze dell'ordine, carceri, ospedali, ecc.);
-contro il *maschilismo di Stato*, che trova nel Presidente del Consiglio un esponente sfrontato e patetico, fino al punto da scambiare sesso con cariche politiche;
-contro l'*ipocrisia* di chi oggi grida giustamente contro l'uso degradante del corpo delle donne nei media, ma tace sulla messa sotto silenzio dell'unica   cultura, quella prodotta dal movimento delle donne, che avrebbe potuto diffondere modelli diversi di femminilità e di relazione tra i sessi;
-contro la *prevaricazione sessista*, che si esprime attraverso il monopolio maschile delle scelte che contano, conseguito senza esclusione di colpi in tutti i settori dello spazio pubblico;
-contro l'**irresponsabilità*** di un sistema, patriarcale e capitalistico, che continua ad addossare alle donne la responsabilità del vivere, come se il lavoro di cura e il lavoro domestico, necessari alla riproduzione sociale, fossero una 'naturale' funzione femminile, da risolvere nel privato.
-come ***tappa ***in un contesto di azioni di visibilità nello spazio pubblico per una *campagna duratura contro la violenza sessista*, *omofobica, transfobica*,dandoci il compito del confronto e della ricerca di iniziative adeguate.

Maria Grazia Campari, Lea Melandri, Anita Sonego
Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano



Albero di Antonia (Terni)

Per ogni donna uccisa, violata, offesa siamo tutte parte lesa!
Il 24 maggio del 2007 a Marsciano, piccolo centro della tranquilla e pacificata Umbria, la “normale” famiglia italiana faceva un’altra vittima: Barbara Cicioni.
Dopo una vita di vessazioni e maltrattamenti da parte del marito Roberto Spaccino, Barbara, all’ottavo mese di gravidanza, muore in seguito all’ennesima lite violenta.

Una vita di coppia fatta di violenze quotidiane e umiliazioni continue e caratterizzata, come candidamente ammette lo stesso Spaccino, da qualche “schiaffetto leggero” dato per “calmare” la gelosia di Barbara o quando “la cena non era pronta” e che sembra rappresentare ancora oggi l’ordinario svolgersi delle relazioni uomo/donna.
Questo caso di violenza “normale” non è appetibile per i mass media proprio per la sua emblematicità: quello che viveva Barbara è quello che vivono ancora molte donne tutti giorni all’interno delle mura domestiche e è considerato consuetudine privata da questo sistema sociale che si alimenta della violenza eterosessista, maschilista e patriarcale. In tale sistema il corpo delle donne è considerato come una proprietà di Stato e la sua difesa è tirata in ballo solo quando è funzionale alla legittimazione di politiche securitarie e razziste.
Sabato 16 maggio, in corrispondenza delle ultime udienze e dell’emissione della sentenza finale del processo a Roberto Spaccino scegliamo di essere in piazza per un’intera giornata di mobilitazione, per rivendicare la nostra idea di sicurezza.
Siamo contro la “banalità” della violenza sistemica sulle donne e la sua strumentalizzazione, che quotidianamente promuove ipocrite politiche sulla sicurezza, favorisce la paura e il razzismo e limita la libertà e il diritto all’autodeterminazione delle donne stesse.



Paese delle Donne (Roma)

Io sarò in piazza.Tornare a manifestare dà la possibilità a tutte le donne, anche a quelle che non hanno strumenti per parlare pubblicamente, di dire io ci sono. Sono un soggetto visibile. Non mi potete cancellare. Non potete parlare o legiferare a mio nome. E poi ancora…la mia soggettività diventa politica solo quando trova identità in un noi capace anche di rappresentare l’articolazione delle differenze che le donne esprimono. Un noi che abbia però come denominatore comune la capace di dire no a ogni tipo di violenza fisica, psichica, culturale, sociale e politica. Solo così ognuna di noi può acquistare la forza necessaria per affermare la propria dignità di persona in ogni momento e in qualsiasi situazione.

Associazione Centro Antiviolenza Erinna (Viterbo)



Fuoricampo Lesbian Group (Bologna)



BE FREE (Roma)

Aderiamo perchè...

BE FREE vuole essere un “laboratorio permanente” di metodologie di accoglienza e sostegno per donne vittime di tratta, violenze e discriminazione, di ricercazione, progettazione, formazione, nel quale elaborare le tematiche affrontate in anni di lavoro frontale, per mettere a punto metodologie aggiornate, efficaci, innovative, per andare “dentro” l'accoglienza con strumenti più “pensati”, per andare “oltre” l'accoglienza studiando e concettualizzando buone pratiche, suggerendo modelli di intervento, agevolando la elaborazione di linee-guida da rendere disponibili ad un costruttivo dibattito con gli altri enti e da segnalare all'attenzione delle politiche sociali

BE FREE è il luogo del confronto democratico, orizzontale, sinergico, è il tempo del riconoscimento di ciascuna e di tutte nella certezza che dare valore ai diritti delle donne che accogliamo/sosteniamo equivale a dare valore a noi stesse

BE FREE ha maturato la certezza che le vittime di tratta, violenze, discriminazioni non debbono essere espulse dal contesto delle persone “rispettabili” ma coinvolte in modelli di accoglienza di tipo olistico, non giudicante, volti all'integrazione dei diritti umani improntati alla pratica delle relazioni politiche tra donne, per favorirne l'empowerment

BE FREE pensa che le vittime di tratta, violenze, discriminazioni possono essere rivittimizzate se ci si approccia a loro con sentimenti di pietà, senso d'alterità, atteggiamenti giudicanti.

BE FREE è consapevole che tratta, violenze e discriminazioni sono reati contro i diritti umani, e contro i diritti umani di genere.



Luisa Fazzini (Trieste)

Aderisco alla manifestazione che verrà organizzata da Donne con cui condivido le motivazioni di allarme e di sdegno per le continue e gravi manifestazioni di offesa, di disistima e di prevaricazione da cui veniamo bersagliate anche da persone con incarichi istituzionali di primissimo piano.

Ritengo inoltre importante manifestare lo scontento e la delusione per la mancata approvazione della Legge comtro l'omofobia, in quanto valuto come assai pericolosa la mancaza di disposizioni coercitive e punitive per questo spregevole delitto che ora sembra quasi suffragato da un'indiretta approvazione. Qualche bello spirito si potrebbe sentire autorizzato a manifestre la sua intolleranza. Grazie a chi lavorerà per l'organizzazione della manifestazione.

Luisa Fazzini (Trieste)



donnextrà bisbetiche e mai dome (Mantova)






 
 
 
   
 
 
   
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